L’alchimista del quotidiano: Rudolf Steiner

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D. Huschke: Ritratto di Rudolf Steiner (1906)

Ho deciso che voglio scandalizzarvi un po’, quelli che mi conoscono bene e ancor più quelli che mi conoscono male e che magari si sono persi qualche pezzo della mia formazione per strada. Voglio scandalizzarvi evadendo la prigione del materialismo nel quale mi sono ritrovato e nella quale in molti avrebbero sperato rimanessi buono buono. E anche se il materialismo va di moda e fa sembrare subito molto intellettuali, a me stava stretto. Molto stretto.

Recentemente, alla presentazione del libro dell’amica Chiara Ceci sulla vita di Emma Wedgwood Darwin, sono stato apostrofato pubblicamente da un mio ex professore dell’università perché studio l’opera di Rudolf Steiner. Mi hanno detto più o meno così:

“Va bene tutto. Ma Steiner no. Dobbiamo eliminarlo.”

Perché?

“Ma lo sai le cagate che ha scritto? Ho un suo libro sull’evoluzione e ci sono scritte solo cagate.”

Ma in quale libro?

“In quello che ho io a casa!”

Evidentemente non è nessuno di quelli che ho a casa io. Eh, sì, purtroppo è così che vanno le cose nelle nostre università. All’ingresso dovrebbero scriverlo a caratteri ben visibili “Vietato pensare”. Sarebbe più sincero.

Rudolf Steiner: "Dio è in me – Io sono in Dio" (1924)
Rudolf Steiner: “Dio è in me – Io sono in Dio” (1924)

Ironia della sorte, ciò che constatavo lì era proprio uno dei paradossi tra mondo interiore ed esteriore che appresi da Steiner: quando si risolvono i dilemmi nel profondo dell’anima, quegli stessi dilemmi tornano a quell’anima da fuori, in altre persone, attirate dal miraggio della risoluzione a quegli stessi dilemmi da cui sono afflitte. Queste anime in pena, cercano di ottenere da la risoluzione da fuori, ma non potendola che trovare dentro di loro, attaccano.

Insomma, una vera e propria censura. Forse per mancanza di immaginazione. La prima censura accademica che mi viene imposta da un evoluzionista. Peccato solo studiassi Steiner già da diversi anni prima di incontrare il professore in questione. E peccato, perché Steiner era un evoluzionista. Ma uno a tutto tondo, senza compromessi: non solo il mondo fisico andava evolvendosi, ma insieme a questo anche il mondo animico e quello spirituale.

È incalcolabile quanto si perda se si esclude anche solo una parte della conoscenza! Che essa riguardi una persona o il mondo.

Lo scopo della conoscenza è infatti aggiungere significato, collegando tutto ciò che l’essere umano è stato, è o può essere ovvero a ciò che nel tempo, trasforma il suo significato dal passato al futuro, passando per il presente. Una “conoscenza” che sottrae significati all’esistenza è in realtà ignoranza. Per questo motivo, se dalla conoscenza escludiamo una delle parti dell’essere umano, sia esso il corpo, l’anima o lo spirito, perdiamo una parte fondamentale per comprendere l’insieme.

Questo, in essenza, il messaggio dell’alchimista del quotidiano: Rudolf Steiner.

“L’alchimia del quotidiano” è appunto il titolo della mostra internazionale organizzata dal Vitra Design Museum di Weil am Rhein, vicino a Basilea e che verrà ospitata dal 9 febbraio al 2 giungo 2013 al MART di Rovereto (Trento) nella sua seconda tappa. Seguendo il link troverete il programma.

Qui di seguito, un’intervista di Repubblica a Stefano Gasperi, presidente della Società Antroposofica in Italia.

http://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/in-mostra-a-rovereto-rudolf-steiner-l-alchimia-del-quotidiano/119220/117703

Filosofo, scienziato, studioso di Goethe, amico di Haeckel ha voluto oltrepassare il limite che il materialismo già imponeva al volgere del secolo IX. La scienza naturale, sempre più ossessivamente imperniata sulla rigorosa esclusione di tutto ciò che era sentimento dal discorso scientifico, ha snaturato se stessa perdendo progressivamente la sua anima.

Ma ciò accadde perché il materialismo possedeva gli strumenti metodologici ed epistemologici per comprendere il mondo fisico e non quello animico o spirituale. Non escludendo l’anima e lo spirito dell’essere umano, solo perché impossibili da comprendere e studiare con le regole del corpo, Steiner riuscì non solo ad essere avanti alla sua epoca ma perfino avanti alla nostra epoca e quelle successive.

Invece che la sola analisi, Steiner procedeva quindi alla sintesi. Solve et coagula. Per fare di tutto uno, aveva compreso che non era necessario solo conoscere sempre di più, ma anche disimparare ciò che ci condiziona dal passato, lasciare indietro parti della nostra identità che non fanno altro che condurre in vicoli ciechi.

Una decrescita compresa nella sua essenza di armonia tra mondo esterno e mondo interiore dell’essere umano, dunque. Riuscì così di portare nuovi impulsi all’interno di qualsiasi ambito della conoscenza umana: sia essa l’architettura organica vivente, l’agricoltura biodinamica, il linguaggio visibile dell’euritmia, la medicina antroposofica, nonché l’antroposofia stessa, che nelle parole di Steiner è:

“Una via della conoscenza che vorrebbe condurre lo spirituale che è nell’uomo allo spirituale che è nell’universo.”

Pseudoscienza, dite? Magari spergiurando sul rasoio di occam, o sul principio di falsificabilità di Popper, ma senza aver davvero osservato e messo in pratica ciò che l’antroposofia ha da insegnare. La scienza naturale mente a se stessa quando afferma che il banco prova è nel laboratorio, poiché il banco di prova è l’osservazione là fuori, nel mondo dei fenomeni (per altro esattamente dove, ritornando alla teoria evoluzionistica, Darwin aveva raccolto le sue osservazioni sulla discendenza con modificazioni).

E a proposito dell’effetto dell’antroposofia nel mondo, “The Challenge of Rudolf Steiner” è il titolo di un lungo quanto completo documentario sull’applicazione dell’opera di Steiner nella vita di tutti i giorni. Dai giardini inglesi alle grandi coltivazioni di vini della california, dalle scuole tedesche alle strade della nuova India, ogni idea di Steiner trova il suo contesto e la sua evoluzione. Molti di noi magari non lo sanno, ma usano prodotti, siano essi gli yogurt della Fattoria Scaldasole, i vini biodinamici o le creme della Weleda e i prodotti alimentari Demeter, tutti prodotti ecologici di altissimo profilo qualitativo, etico e industriale, che fanno capo proprio alla filosofia di questo grande genio incompreso e dimostrano che un altro modo di fare società attuale non solo è possibile, ma anche auspicabile (qui il sito della Società Antroposofica in Italia).

Adesso mi piacerebbe che qualcun altro si lasciasse scandalizzare da Rudolf Steiner. Che ringiovanisse un po’, smussando quelle idee così taglienti da non poter essere maneggiate, tamponando quelle così caustiche da non poter essere contenute. Magari proprio qualche professore certissimo delle sue convinzioni.

Perché io sono felice di essere stato scandalizzato anni fa proprio dalla conoscenza di Rudolf Steiner. Sono felice di aver aggiunto significato alla mia conoscenza. Felice adesso di aver evaso quella prigione. Sono felice di non essere più un materialista. Adesso sono libero di creare qualcosa che prima non credevo nemmeno esistere. Libero da quella gabbia.

Grazie Rudolf Steiner.

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19 risposte a "L’alchimista del quotidiano: Rudolf Steiner"

  1. Mi sono avvicinato a Steiner, grazie ad un esame di pedagogia che dovrò sostenere nei prossimi mesi. In questi giorni studio con costanza la scienza occulta e l’iniziazione. Certamente , sono dei saggi che per essere compresi a pieno devono essere letti con il cuore. Un razionalista non può mai afferrare l’intento di Steiner che è quello di condurre l’uomo a conoscere i vari mondi soprasensibili.

    1. Ogni via è buona per arrivare a Steiner. La via della pedagogia è forse una delle più pratiche e insieme delle complete: si osserva il principio della metamorfosi nell’essere umano stesso.
      Ma proprio per questa “completezza”, Steiner è da studiare sia con il cuore, come dici tu, che con l’intelletto. L’altro nome dell’antroposofia è infatti scienza dello spirito, nome che indica il matrimonio che noi esseri umani siamo chiamati a celebrare dentro noi stessi, l’unione tra pensiero e sentimento, il pensare (scienza) del cuore (dello spirito). Un razionalista, dunque, potrebbe arrivare all’antroposofia attraverso il solo pensare-scienza rappresentato dalla Filosofia della Libertà, il testo epistemologico che contiene in nuce tutti i frutti dell’antroposofia.

  2. Io di Steiner ho letto “L’essenza della musica” che ritengo abbia senso ed ho apprezzato molto….poi la “Cronaca dell’Akasha” che ho trovato molto affascinante anche se molti punti che adesso nemmeno ricordo (in quanto passarono 15 anni dalla lettura) mi lasciarono sconcertata e piena di dubbi, dubbi che non mi sono mai preoccupata di risolvere. Forse dovrei rileggerlo adesso.

    1. Sì, è una buona idea rileggere gli stessi cicli di conferenze dopo anni. Così si dà il tempo alle immagini che vi sono contenute di poter germinare nell’inconscio, poi fiorire e infine fruttificare nella coscienza. La Cronaca dell’Akasha è un ciclo molto denso, poiché nel corso del tempo si assiste alla storia della Terra dal punto di vista dello spirito e non della materia, come invece siamo abituati dalla scienza naturale. Tuttavia le due prospettive sono due facce della stessa medaglia.

  3. Anzi, adesso che ricordo, lessi anche “Il destino dell’uomo”…..la prima domanda che mi viene in mente è la seguente: “Come fa R. Steiner ad avere certezze di quello che asserisce?”, si esprime in maniera categorica, come a voler escludere qualsiasi forma d’incertezza.

    1. Steiner descriveva ciò che poteva osservare durante la sua esperienza meditativa. Ma poi diceva: “Provate a meditare e descrivete le immagini che sorgono nella vostra interiorità. Confrontatele con la storia spirituale e le mie descrizioni.” In questo modo il confronto critico avviene secondo esperienza individuale di diversi stati di coscienza. Un altro modo per provare se ciò che diceva è “vero” consiste nel lasciare che quelle immagini da lui descritte agiscano nell’inconscio: se queste nel tempo generano nuova vita, forze e significati, allora l’anima le riconosce come vere. Il vero produce infatti vita.
      Bisogna quindi considerare le immagini di Steiner come una metamorfosi nel tempo di uno stesso principio, un evoluzione di un essere vivente.

  4. Per l’accettazione e la comprensione di molte cose lette su “Il Destino dell’uomo” non ci sono conflitti in me, nella parte razionale della mia mente; invece mi sconcerta l’idea che il bambino si cerchi i genitori dall’ al di là…..è un concetto che proprio non vuole entrare nella mia testa….si rifiuta…………………………Poi mi vengono in mente addirittura delle immagini comiche e piene d’ironia quali possono essere tanti piccoli cupidi che sono le anime dei bambini che vogliono incarnarsi in tali o tal’altri genitori che con arco e frecce li fanno innamorare……. ❤

    1. Per comprendere il mistero dell’incarnazione, dobbiamo tenere presente che l’essere umano, quando in spirito, viene aiutato da entità superiori che gli conferiscono poteri. L’angelo custode in particolare è assegnato ad ogni individuo per accompagnarlo, tra la vita e la morte. Tuttavia, essendo anche l’uomo un essere spirituale, alcuni di questi poteri sono già suoi a questo stadio di evoluzione della coscienza: uno è proprio la capacità di scegliere i principali eventi di destino della prossima incarnazione, necessari a proseguire l’evoluzione spirituale di incarnazione in incarnazione.
      Ciò non significa affatto che l’essere umano che si deve incarnare scelga solo comodità e facilità, al contrario! Il senso spirituale di ciò che è bene consiste nel superamento di difficili prove. Più una prova della vita è dolorosa, più entro di essa è contenuto potenziale evolutivo, un bene superiore. Nelle favole viene raccontato come la principessa o il tesoro debbano essere conquistati dopo aver sconfitto il drago. Ebbene, se ci rifletti, non esiste “bella persona” che tu conosca che non sia anche una persona che abbia sofferto. Molto. Ma ne è nondimeno uscita vittoriosa.
      I cupidi di cui parli, sono dunque immagini mitologiche che alludono a significati più profondi, verità universali dell’essere umano. Ma sono disposti a rivelare questi significati solo si guarda oltre la loro apparenza per ciò che significano. Se presi solo per la loro rappresentazione artistica sono immagini mute e morte. Kitsch perfino, come tu suggerisci… ma questo è una illusione della maya (apparenza). Lo sforzo che devi fare se si vuoi comprendere l’evoluzione spirituale è dunque passare dalle dalla rappresentazione esteriore di un’idea all’essere dell’idea stessa da cui quell’immagine origina, o se preferisci da immagini “comiche” a “cosmiche”.

  5. l’immagine dell’anima che deve reincarnarsi che risale addirittura l’albero genealogico dei futuri genitori per scegliere mi è di difficile comprensione…..a parte che gli ascendenti sono tutti defunti e quindi si presuppone reincarnati….come fa a risalirvi?

    1. Lo spirito del bambino trova le condizioni adatte alla sua evoluzione basandosi su ciò che può essere portato da una incarnazione all’altra. Di conseguenza non sceglie secondo il principio del sangue della genealogia (evoluzione biologica), ma quello dello spirito (evoluzione spirituale).
      Viceversa uno spirito tenderebbe a reincarnarsi in condizioni sempre molto simili dato che l’eredità del sangue è quella regressiva, e quella spirituale progressiva. Inoltre tra due incarnazioni possono intercorrere anche 1000 anni, che permettono un sufficiente cambiamento delle condizioni storiche necessarie all’evoluzione.

  6. caos…..accidenti…sempre + difficile visualizzare…..invece mi riesce molto più facile visualizzare il tutto sotto il profilo astrologico immaginando la terra ed il sistema solare proprio come un grosso imbuto di energia vivente dove si riversa lo spirito reincarnandosi anche con 200000 bebè diversi al giorno, a seconda delle strade che hanno preso per ridiscendere sulla Terra.

    1. Beh, non è così difficile ricondurre la tua immagine a quella di Steiner. Solo che la discesa verso la terra è decisa sia sulla base delle precedenti incarnazioni e che delle future esperienze necessarie a proseguire l’evoluzione dell’Io. Nel mondo spirituale non ci sono spazio e tempo come noi li concepiamo. Specialmente all’arrivo alla mezzanotte cosmica, quando si inverte il viaggio dopo la morte, si assiste a una cotemporalità e cospazialità delle esperienze, nota anche come eternità, ovvero innatalità e immortalità spirituale.
      Il tema natale è invece un fatto del tutto terrestre, il nuovo ingresso nella materia. Indica che l’essere umano è arrivato esattamente dove doveva arrivare, nel momento più adatto a proseguire: è una fotografia della buona volontà che, in quanto spiriti, mettiamo nell’evoluzione cosmica. Steiner aggiunge anche che se potessimo vedere il complesso delle connessioni cerebrali al momento della nascita avrebbero esattamente la stessa configurazione della luce stellare che brilla nel cielo in quel momento. E così alla morte, in una corrispondenza perfetta tra micro e macrocosmo.

  7. 🙂 oddio…..senso ne possiede….il fatto è che in teoria la materia non esiste….se rifletto sul Buddismo, sullo Zen e sul Vedanta pare che in teoria ci si possa ricongiungere a Dio già qui sulla Terra, dall’ “interno” della coscienza nel raggiungimento del Nirvana e senza il bisogno di ulteriori incarnazioni…..a me per esempio s’è risvegliata kundalini molti anni addietro ed è rimasta bloccata nel plesso solare, per un anno la mia vita psichica fu molto fastidiosa. Pare che il Nirvana sia pace allo stato puro, un sonno senza sogni comunque onniscente, dove il karma ed il desiderio sono estinti….il centro perfetto….non so fino a che punto valga….. 🙂

    1. Un momento, la materia è infatti maya, illusione, ovvero esiste relativamente alla realtà assoluta dello spirito. È per questo che insisto sulla parte eterna che può essere portata da incarnazione a incarnazione: l’Io e lo spirito. Mentre tutto ciò che rimane legato alla maya è maya, perfino di noi.
      Saprai anche quindi che è proprio nel buddismo che il ciclo delle incarnazioni viene sottolineato, chiamato “samsara”, è considerato qualcosa da superare attraverso il ricongiungimento con il divino interiore. Ebbene, l’antroposofia comprende anche il buddismo, e lo pone come dottrina dell’amore precorritrice della via interiore incarnata dall’amore vivente, il Cristo.
      Secondo Steiner e il buddismo, solo spiriti particolarmente elevati possono raggiungere la liberazione, dunque servono un certo numero di incarnazioni per arrivare a quel punto, superare il samsara e passare a un superiore stato di esistenza assumendo il rango di “buddha”. Questo sentiero lo dovremo percorrere tutti, almeno in parte, tornando più e più volte sulla Terra ed evolvendo spiritualmente fino a perfezionarci a tal punto da non doversi incarnare più necessariamente, ma solo a volontà come Buddha.
      Il passo in più fatto dall’antroposofia rispetto al buddismo è che il percorso descritto permette di arrivare al Nirvana con il proprio Io superiore intatto, mantenendo quindi la propria individualità – sebbene coralmente unita alle altre. Questa è la via esoterica occidentale, quella orientale invece prevede come tu dici, l’estinzione totale dell’individualità nell’estasi divina (e questo è legato al non riconoscere il principio del Cristo, ma questo esula dalla presente risposta…).

    1. Che si possa scegliere una via di evoluzione interiore, orientale o occidentale? È il principio della libertà, di cui noi umani siamo portatori nel mondo. Nemmeno gli angeli sono liberi.
      Per quanto riguarda la via percorsa, il criterio di scelta per me è evidente: la via più inclusiva, che comprende un quadro più ampio e coerente al tempo stesso è quella che scelgo.
      Ma ancora di più, è quella che mi ha fatto tornare la profonda coscienza della vita interiore ed esteriore.

  8. Ma non siamo tutti potenzialmente “Cristo”? (certo….letta così la frase è strana! 😀 ) la storia di Cristo non è solamente la storia dell’iniziazione? mi riesce difficile concepirlo come un’entità a sé stante, come mi riesce difficile concepire una qualsiasi coralità……quando c’è il non 2 c’è il non 2, fino a che c’è il dualismo anche la libertà ha senso!

    1. Sì, il Cristo è venuto per tutti, atei compresi. Anzi, si può essere cristici e non nominare neppure il suo nome. “Non io, ma Cristo in me.” è il motto di Paolo, che indica la progressiva sostituzione dell’io inferiore con l’Io superiore cristico.
      Perché in effetti il secondo Logos, o Figlio, ha assunto diversi nomi a seconda del periodo storico in cui veniva percepito spiritualmente e del livello di coscienza dei popoli: nell’antica India veniva chiamato Vishvakarman dai Santi Rishi, poi avatar Krishna; nell’antica Persia Ahura Mazdao da Zarathustra poi successivamente Mithra, anche nel mondo romano; per gli antichi egiziani era Horus-Ra; in Asia Minore prendeva il nome di Attis; per i greci e i romani era Helios-Sol, o ancora Dionisio nel suo aspetto misterico.
      Diverse forme per lo stesso sublime archetipo: è lo spirito del Sole disceso sulla Terra, la cui storia di discesa è la ricapitolazione dell’Iniziazione, nella sua forma cristiana occidentale. Dal macrocosmo al microcosmo. È dunque un’entità con molteplici livelli di esistenza, che deriva direttamente dalla Trinità che rappresenta la perfetta sintesi tra individualità e coralità (“Dio uno e trino”).
      Il Cristo si può dunque scegliere in libertà, senza necessariamente essere nominalmente cristiani, ma essendolo in pensare, sentire e volere, percorrendo la stessa strada da lui paventata sulla Terra.

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